guida a #Itarocchipersé

Chi dice che non si possano leggere i tarocchi per sé stessi?

Volendo sorvolare sulla pratica malfidente di chi usa questo motto per fidelizzare i clienti (!), io credo che si sia diffusa questa credenza per un nostro problema con la verità. Spesso, se riteniamo una notizia negativa per noi, in un dato momento (questo anche fuori dal mondo tarocchi), tendiamo a mentirci. Non sempre, ovvio, o non in senso assoluto. Non parlo di menzogne patologiche e/o seriali di chi non distingue il vero dal falso. Parlo di persone normalissime che vanno in difficoltà se si tratta di guardare in faccia il problema, che non ne hanno la forza necessaria, che trovano mille escamotages per non affrontarlo o lo aggirano serenamente rimandando ad altra occasione. Cose così. È umano, comprensibilissimo, lo facciamo tutti. Però, questo nostro puntino di benevolenza verso noi stessi, di disincantata dolcezza, non impedisce ai tarocchi di dire le cose come stanno. Anzi.

Esco di metafora. Se qualcuno si fa una stesa di tarocchi da solo, chiedendo “il mio compagno/a mi sta tradendo?” (mai sentita questa…) e la lettura dice si, che probabilmente è così, e che questa cosa va vista come opportunità e non come tragedia, non è che se lo fa fare a me o a un mio/a collega il risultato sia diverso. La differenza è che la sua mente farà resistenza e si opporrà a leggere quello che le carte palesemente svelano. Dirà “No, non ho visto bene. Non sono capace. Mi sto sbagliando” e probabilmente farà altre 5 stese con la stessa domanda, sperando di ottenere un’altra risposta. Se viene da me e ripetiamo la sequenza, le carte saranno sicuramente simili, il messaggio identico e io sarò solo, per professionalità (in questo mondo non si può mentire) e lucidità, più pronta a dare la “cattiva” notizia, pur coi dovuti accorgimenti gentili, nella sua semplice nudità.

Il problema non è la lettura, è cercare di essere il più possibile sinceri. E questa è una pratica fondamentale per chi ha intrapreso un percorso di crescita spirituale, che è l’obiettivo del mio modo di utilizzare i tarocchi.

I tarocchi leggono l’anima, parlano degli archetipi, in luce e in ombra, dentro di noi. Quando si fa una stesa, si cerca di collegarsi alla frequenza del sé superiore della persona e si legge il messaggio che l’anima vuole sappia in quel momento, cercando di renderlo più chiaro possibile. Non è poi così immediato. Perché ogni persona ha frequenze distinte anche nella volontà e nel tempo (ne riparleremo). Non dovrebbe allora, al contrario, essere più facile imparare a connettersi con il nostro personale sé superiore, che è lì, dentro di noi, disponibile, vicinissimo e non aspetta altro che esserci utile?

In sintesi. Io penso questo. Non solo leggere i tarocchi per sé è possibile, ma è assolutamente più utile e veloce, perché ha, oltre alla funzione messaggio immediato, la missione “riconnetterci con noi”, che è la prima condizione della serenità. Ci spinge ad essere centrati. Punto.

Ora, se siete d’accordo e volete mettervi in gioco, si tratta solo di imparare come fare. Interessante, vero? Per questo ho creato il corso “I tarocchi per sé”. E funziona.

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