i tarocchi come gioco
l’importante è continuare a giocare Negli anni, dopo tante e tante letture alle persone più diverse, ho elaborato un mio modo di farle che, oltre alla conoscenza tecnica, rispetta dieci parole chiave. Fondamentali per chi fa il mio mestiere ma che si potrebbero spalmare tranquillamente su qualsiasi attività. Quando parlo di tarocchi, dico mestiere, attività, gioco, devozione, immersione dei o con o verso i tarocchi. Mai di lavoro. La parola “lavoro” nella nostra lingua, e di conseguenza il suo rimando inconscio, ha come pilastro fondante il senso di fatica, di fastidio, di dolore, sopportato solo in vista di un mai equo compenso a fine mese (e a noi va anche bene… pensiamo al francese travail o al corrispondente spagnolo trabajo, legati a filo doppio all’idea di travaglio appunto, preparto doloroso…e spesso lunghino). I tarocchi sono e devono restare un GIOCO (prima parola da ricordare). Anche le stese, cioè i sistemi di disposizione delle carte sul tavolo a seconda della domanda posta, si chiamano giochi. Il gioco è attrattivo, divertente, la sola parola ci riporta bambini, sudati, col sorriso stampato sulla faccia e un pallone in mano, o un paio di pattini, una bambola, un pezzettino di plastica colorata (così potete contestualizzarmi come esponente dell’infanzia degli anni ’70). Dovete pensarvi in quella frequenza quando cominciate a legger carte. Tornate bambini, fatevi stupire, ritornate al momento in cui qualcuno vi diceva “facciamo finta che tu sei questo e io faccio questo, e poi arriva anche quell’altro” e le ore finivano nell’invenzione e nella magia, in un attimo. Il gioco non può essere pesante, va preso sul serio ma con leggerezza. Ha i suoi tempi e i suoi modi, e porta insegnamenti enormi. Ha anche un’altra caratteristica fondamentale da tenere bene a mente: ad un certo punto, per natura, il gioco finisce e bisogna fare attenzione a quando smettere, e rispettare anche quella vibrazione. Tradotto: una sessione di tarocchi inizia, ma finisce anche. Evitiamo di continuare a fare in forma diversa la stessa domanda, figlia dell’ansia, solo perché non abbiamo avuto la risposta che volevamo, perché poi i tarocchi non vorranno più giocare con noi, giustamente. Così, per dire…
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