Leggete i tarocchi? Avete cominciato a studiarli? Dovete essere imparziali. Punto. Che tradotto significa: state fuori dal giudizio. Difficilissimo, soprattutto quando questo aspetto lo si sottovaluta. È sempre la consapevolezza delle cose che ti salva il cul§.

Provo a spiegare. Ognuno di noi ha una squadra del cuore, e, anche se l’altra gioca meglio, ha colori amati con cui più spesso vestiamo e che più si adattano al nostro incarnato naturale, se ha uno sponsor che vanta un motto che è il nostro progetto di vita e le persone che stimiamo di più al mondo tifano per lei, insomma, qualsiasi ragione si possa citare per farci cambiare idea, noi continueremo a scegliere la nostra squadra del cuore. O tenderemo a farlo.

Perché dico questo? Cosa ha a che fare, l’amore per una fazione piuttosto che un’altra, coi Tarocchi?

Voglio portare l’attenzione sul fatto che durante una lettura bisogna essere neutri, asettici, totalmente fuori da condizionamenti e preconcetti personali e culturali. Non dobbiamo tifare per nessuno, soprattutto non per noi. Un tarologo, come voi, è un essere umano (il più delle volte). Può sbagliare, ovvio, e non è esente da passioni travolgenti, e/o opinioni discutibili, che possono spesso essere lontane anni luce da quelle della persona che ha seduta davanti, a tagliare un mazzo di carte. Allora diventa fondamentale che, durante un consulto, queste sue opinioni scompaiano completamente. Deve lasciare la sua personalità fuori dalla porta, mentre fa entrare il consultante. Diventare un canale puro, neutrale, incapace per contratto divino di giudicare il comportamento più bizzarro sulla terra (e sono infiniti).

Non è facile, credetemi. In un attimo la mente può farti rientrare nelle gabbie del sistema conosciuto, abituale, e invece di dire quello che i tarocchi di fatto stanno dicendo, succede che aggiusti di sale la lettura per farla tornare su sapori canonici, dicendo quello che per te è la cosa giusta da dire/fare o che i tarocchi dovrebbero indicare, ma che di fatto non corrisponde alle carte. Bisogna sempre fare attenzione a non cadere in questa trappola dell’ego.

Troppo difficile? Facciamo un esempio concreto. La consultante è una donna in grande difficoltà. Innamorata da sempre di un uomo che è il compagno di un’altra (mai sentita questa, eh?). Vive con lui una relazione passionale e coinvolgente, ma sempre nell’ombra. Prima o poi scatta la domanda: lui cosa prova per me? Il suo sentimento è sincero? Sarà abbastanza forte da lasciare l’attuale situazione? I tarocchi sfoderano schiere di carte di coppe o una Ruota di fortuna magari accompagnata da una Torre, quindi cambiamento importante, rovesciamento di situazione. A fine stesa magari anche un asso di coppe, un Sole e un Imperatore in soluzione. Il maschile manifesto, in tutto il suo potere. Bellissimo, anche solo guardarne i colori.

Purtroppo voi non credete possibile, nella terza dimensione in cui al momento siamo incarnati, che i maschi lascino le compagne senza essere forzati da un’energia pari all’eruzione di un vulcano. Siete invece convinti che gli uomini lascino le compagne solo quando loro decidono di cacciarli a pedate. Risultato? Se non fate attenzione, anche se siete di fronte a quell’una su un milione di storie destinate all’amore vero, potreste dire non quello che i tarocchi fanno vedere, cioè un’esplosione di gioia di coppia, ma quello che voi pensate realistico. Il rischio sarà svuotare di senso le parole, minimizzandole, parlando così di una “possibile” opportunità di cambiamento emotivo che coinvolgerà la donna, è vero, ma magari non con quella persona, “in un altro momento”, non meglio precisato.

Siate coraggiosi. Esprimete l’inverosimile. Cercate di lasciare fuori i pregiudizi, allenatevi a farlo. È possibile riuscirci. Quando interpretate una stesa, non fatevi condizionare dal vostro passato o dalle esperienze positive o negative che vi hanno forgiato.

La persona che avete davanti è rara? Può essere. Le statistiche non fanno parte di questo mestiere.

I miracoli si. E a volte esiste il lieto fine, anche se a noi non risulta.

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