La pazienza ha caldo
Si, è estate. E si, fa troppo caldo. E mi ritengo fortunata, perché vivo praticamente sulla costa romagnola, nella città che si arrende al mare, che lo abbraccia da ogni lato. Quest’anno la festeggiamo addirittura Capitale… Il mio progetto ha la parola Darsena in apertura…insomma, sono circondata dall’acqua. Potrei sempre tuffarmici dentro. Ripeto: sono fortunata. Ogni tanto penso a chi deve fare centinaia di chilometri per vedere un’onda. Impensabile per me. L’unica volta in cui mi sono seriamente trasferita, intendo in un mondo di cui non conoscevo la lingua, ho scelto un’isola. Figuriamoci. Allora perché non riesco a convivere con questa calura insana? La menopausa non aiuta di certo, il ventilatore solo in parte. La goduria vera è il pediluvio con gli oli essenziali, ma non posso passare tutto il giorno coi piedi in un bacile. Quando vivo certi periodi, anche le carte sono noiose. E io con loro… Si appiccicano alle mani, urlano pietà.
Come si esce da questo pasticcio lamentosamente inutile? Semplice: non se ne esce. Ci si convive.
Come un appeso calato nella boccia del pesce rosso. Cosa può fare? Solo guardare fuori una realtà sfasata, deformata da acqua e vetro. La percezione è che tutti si affannino a divertirsi, a far valigie per le vacanze, a organizzare aperitivi sulla spiaggia o feste a bordo piscina (ma quale bordo, io sarei dentro dopo 3 secondi), ma forse è solo una percezione. E lui, L’Appeso sudato (io) che se ne sta lì immobile, per quanto possibile sereno, sottosopra, ad aspettare che passi. Comunque a mollo nell’acqua, meglio di niente.
In vacanza da sé stesso, che è l’unica vacanza che si può permettere al momento ed è anche l’unica vera vacanza. A vedere il mondo fuori che brucia di calore e impazienza.
Ho passato anni a detestare L’Appeso. Da brava Ariete-Sagittario non avevo scampo. Volevo tutto ieri. Aspettare, riflettere, fermarsi, non agire, tutti verbi esclusi dal mio dizionario personale. Ora va meglio. Sono ancora lontana dall’aver integrato questa energia completamente, ma almeno non sbuffo più tutte le volte che mi esce in una lettura. In questi giorni mi esce spesso. Ti pareva. Che sia arrivato il momento di lavorarci davvero seriamente? Il tempo non manca.
Credo sia un buon suggerimento per tutti noi: “Fare come l’Appeso nella boccia del pesce rosso”.
Mettiamoci fermi, immobili, a testa in giù. Prima o poi arriverà il fulmine che polverizza la corda che ci tiene legato il piede, e il temporale che abbassa la temperatura. Nel frattempo, avremo imparato la Pazienza…

