Come ogni mattina, ieri ho mescolato il mio mazzo di Tarocchi di Marsiglia, ho chiesto di avere un’indicazione della giornata per la nostra comunità in crescita, e ho estratto le mie 7 carte. Se vi siete persi/e la rubrica su Instagram ieri, sulla pagina Darsena lab Tarot, le vedete nella foto. Papessa/Regina di spade/4 di coppe, Matto/Bagatto, e un bel 10 di spade (e non se ne parla più). Nella “soluzione della stesa”, ho parlato di comportarsi come una Papessa, non pensare troppo, non lasciarsi prendere dalla mente e dall’ incertezza. Prepara il tuo rito, la tua richiesta all’Universo. Manifestala con tutti i crismi. E poi lasciala andare per la sua strada.

Credo che l’espressione “Agire da Papessa” meriti qualche parola in più.

Intanto, chi è la Papessa? Nei Tarocchi è il femminile sacro, la sacerdotessa custode dei segreti del sapere antico. Può sembrare fredda e distaccata con quel suo volto bianco, certo, ma solo perché saggia e non ha tutto questo desiderio di confondersi con la massa. Anziana per quantità di esperienze e responsabilità, non necessariamente per ragioni anagrafiche. Donna profonda in contatto col divino. Una maga, una guaritrice, un’energia capace di cambiare le cose agendo con volontà superiore. Un bel caratterino, direi. Sicuramente una personalità interessante, da conoscere almeno una nella vita, se abbiamo fortuna.

E come agisce una Papessa?

Con consapevolezza. Punto. Sa cosa si deve fare, quando, come. Ha appreso in vite precedenti, in anni di studio solitario, di festeggiamenti mancati, di sofferenza sua e di ascolto di quella altrui, di carichi pesanti sulle spalle da trasmutare. Nel nostro ristretto, e pronto a condannare, immaginario occidentale, una Strega. Strega deriva dal latino strix che significa gufo, animale notturno e quindi, per traslazione, vedere oltre, orientarsi nell’invisibile. Non c’è niente di male nei gufi e nei barbagianni. Sono sicura che troverete su tik tok un bel video coi loro cuccioli pennuti con gli occhi tondi super attenti in una notte scura. Ecco, le streghe sono gufi umani. Hanno una sensibilità più alta, percepiscono frequenze che normalmente non sembrano esserci. Tutto qua. Perché dovremmo allora pensar male delle streghe o peggio, temerle? Troppo Hänsel e Gretel da bambini, temo.

Vedere oltre non è quella passeggiata di salute che potete immaginare, tra parentesi. E, per pietà, non pensiate che serva a vincere al SuperEnalotto.

Allora a cosa serve?

Per me ha soprattutto il valore di poter aiutare le persone ad entrare in contatto con sé stesse. Una sessione di lettura dei Tarocchi, un momento di meditazione, la preparazione di un rituale semplice, anche solo accendere una candela, credo che servano a spegnere il rumore intorno, chiudere gli occhi del fuori e aprire quelli del dentro. Nel fare questo, prima arriva il rilassamento, poi la chiarezza, poi un senso di pace. Tutte le pratiche che ci chiamano vanno bene, non ce n’è una migliore, perché hanno tutte il supremo scopo di farci stare meglio. Si tratta di trovare quella adatta a noi. A volte basta una passeggiata al mare, o in un parco per allentare le tensioni. Sicuramente stare in contatto con la natura aiuta sempre. Ma quando siamo in difficoltà vera, in confusione, quando non riusciamo a trovare un attimo di pace da soli e i pensieri si fanno sempre più pesanti, poter parlare con una persona che “vede un po’ più in là” può risultare molto benefico. Descritta così sembra una psicoterapia, e la tarologia non è così lontana in effetti. La differenza sostanziale è che chi lavora in questo mondo  interpreta i movimenti d’anima, uno psicoterapeuta lavora con la mente. Magari questo sarà l’argomento di un altro articolo. Nel frattempo cerchiamo l’energia sacra e benefica di queste donne: delle Papesse che sanno agire da Papesse.

Spesso vedo entrare, per un consulto, persone impaurite, nervose, agitate, e vedo uscire esseri umani più sereni, decisi, fiduciosi nelle loro capacità di agire nella vita. Ne sono felice. È il motivo per cui faccio quello che faccio e di questo vi ringrazierò sempre.

Una Papessa direbbe: Fatto fatto fatto. Grazie grazie grazie

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