Quando inizio il mio corso de #I Tarocchi per sé, uno dei primi esercizi che faccio fare è scegliere, tra gli Arcani Maggiori, la carta che ti piace di più e quella che ti piace di meno. Se avete un mazzo di Tarocchi a casa, provate, è infallibile. Quella che ci piace di meno è il simbolo dell’energia che ci irrita come un bagno nudi tra le ortiche. O ci spaventa, o ci indica proprio a indice puntato quella cosa con cui proprio non vogliamo avere a che fare. È l’immagine stampata di quell’energia che ci chiama per essere approfondita, che dobbiamo acquisire ma ci costa fatica, pesante piombo da trasmutare; quella che quando l’Universo l’ha data agli altri in abbondanza e gratis, noi eravamo a fare l’aperitivo da qualche parte. Quella che ci piace di più, invece, è la carta che ci rasserena, che apre le tende per farci vedere il sole, una carezza della mamma cosmica, la pace, in qualche modo. L’energia per cui il mondo ci riconosce e ci ringrazia, ci viene naturale, è nostra. Quella volta eravamo i primi della fila a ringraziare l’Universo per tanta parsimonia. Davvero, provateci. Vi dirà tanto di voi.

Ecco. La mia carta terribile è l’Appeso. Che palle!

Le sue parole chiave sono attesa, riflessione, pausa, riconsiderare il mondo, o un evento del mondo, da un punto diverso dal solito, a gambe all’aria, appeso ad un ramo. So che nessun arcano ha di per sé un’accezione negativa o positiva. Le ha entrambe a seconda della stesa, della domanda, del contesto. Lo so. L’ho studiato, l’ho vissuto, ci ho dormito insieme per mesi. Ho cercato di assimilare il concetto, ma temo che ancora l’abbia recepito solo la mente. Perché non c’è niente da fare. Quando lo vedo in una mia lettura, alzo gli occhi al cielo e dico “ma come, ancora??? ecchecaxxo”. La mia parte umana, quella simpatica, prende il comando.

Le mie stelle di nascita non aiutano. Io sono un Ariete ascendente Sagittario, tra l’altro con una concentrazione di pianeti in Ariete da far paura. Adesso che si conferma quasi la stessa combinazione astrale originaria, con tutto quel mucchio di Nettuni Saturni Mercuri ecc… a casa mia, io non mi ci raccapezzo più. Tra i pianeti lenti che si sono piazzati e non andranno via per anni e anni, e quelli che “ci sto poco, ma faccio un gran casino e vado via senza pulire”, io non ci cavo le scarpe. Non sono un astrologo, ci tengo a sottolinearlo, ma le mie colleghe, più gentili e più brave di me, ci provano ad educarmi (grazie Paola) a darmi le dritte basiche, almeno per capire come mai sto così. Agitata, direi.

Tutto questo per dirvi che stamattina, quando la mia stesa minima ha mostrato un Appeso grande come me + un Arcano XIII + un 6 di denari, prima ho alzato gli occhi al cielo (vedi sopra), poi ho davvero pregato che quell’Arcano XIII si porti via tutto il prima possibile, tipo oggi, anche se l’Appeso non fa certo sperare nella rapidità.

Per fortuna la terza carta, quella della soluzione, sarà (ahimé chissà quando sarà…) un 6 di denari, cioè, gran sospiro, l’equilibrio. Anche un dono, o il dono più grande, il perdono, fosse mai di me stessa verso me stessa per non aver ancora appreso la pazienza.

Ecco. Adesso che mi sono sfogata, sto meglio. Scrivere, come leggere i Tarocchi, è la mia medicina. Mi placa. Mi fa mettere le cose nella giusta dimensione. In fondo cosa sarà mai aspettare un po’, se poi tutto si trasforma e si trova un equilibrio migliore?

Oddio. Mi è appena venuto in mente che io in posizione Appeso, cioè con una gamba piegata sotto l’altra, ci dormo pure. No vabbè.

N.B. Se vuoi fare l’esercizio “la carta che amo di più, la carta che amo di meno” e non conosci i significati dei Tarocchi, scrivi un messaggio utilizzando il pulsante qui sotto. ti manderò via Whatsapp la mia dispensa gratuita sugli Arcani Maggiori. Troverai anche un’introduzione generale allo studio delle carte e  qualche stesa base per iniziare. Se poi vorrai approfondire e seguire il corso per intero, chiedimi informazioni sul mio  #I tarocchi per sé.

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