Probabilmente è quel momento lì. Quello che fai sempre fatica a riconoscere, ma arriva.

Il tarot te lo annuncia coi suoi modi e i suoi tempi, ma tu fai finta di niente, distogli lo sguardo, cerchi di distrarre il destino fischiettando. Sarà anche questa serie di congiunzioni astrali potenti, che sicuramente influiscono, ma ormai non posso più nascondermi dietro un dito. Tutti sti chili di strega dietro un dito, poi, imbarazzante e ridicolo, meglio evitare. Morale: sono a una svolta di vita, ci siamo. Io sento che ci siamo.

Sono pronta per cambiare tutto: pelle, relazioni, corpo, tono di voce, vibrazione, progetti di vita. Tutto e tutto insieme. So che mi capite, perché sono assolutamente certa che stia capitando anche a molt* di voi (se vi va, condividetelo). Con questi venti di rivoluzione ovunque, poi.

Purtroppo, o meglio per fortuna, questo sentire al momento si manifesta contemporaneamente al suo contrario. Blocco. Non si muove niente, non succede niente. Anch’io non muovo niente e non faccio niente. I tarocchi dicono che va tutto bene, insistono, giorno dopo giorno, a dire che andrà tutto bene. Serie di stese meravigliose e incoraggianti che pubblico sulle stories di Instagram, con metodo, ogni mattina. Ma nella realtà fenomenica sembra non accadere niente e, anche se sai che il miracolo è a un metro da te, ti senti immersa in una bolla di cemento (questa espressione è uscita durante le chiacchiere davanti a un caffè con un’amica e allieva dieci minuti fa. Per noi rende l’idea. Sempre grazie Giulia per la pazienza). Si tratta di aspettare ancora? Si.  Quanto? Non si sa. Questa è la parte difficile.

Ti senti tirato a destra e a sinistra da energie forti e contrarie, e non sai per quanto durerà ancora. L’assurdo? Non reagisci più, sembra tutto normale. Giulia ha detto che è un po’ Il Carro dei Tarocchi, con quei cavalli che vanno in due direzioni opposte, e alla fine ti costringono all’immobilità. Ho aggiunto che si, tutto vero, però ricordiamoci che il Carro è una carta di vittoria, di trionfo. Alla fine è questo che avremo. Nel frattempo che si fa?

Da consapevoli ricercatori spirituali, o aspiranti tali, si procede stando fermi e si aspetta, con rigore e fiducia, lo svolgimento degli eventi. Inutile voler anticipare, forzare, gestire, pre-occuparsi.

Direi che l’espressione è “fluire da fermi”.

Siccome l’esperienza ci ha insegnato che le ansie da cambiamento, da mancanza, da paura indotta o da blocco apparente non vanno nutrite con lamentosa disperazione, diamoci tempo, tregua, distanza. Certe emozioni, come arrivano, vanno via, pure risolte. Dal momento che non ci è dato modo di sapere come e quando, cerchiamo ogni giorno di vivere ricordando l’espressione “il caos è l’ordine che ancora non vedi” (grazie José Millan, Astrologia hecha a mano, Spagna. L’astrologo che seguo di più)

In più abbiamo i nostri strumenti. Io ho il tarot, come bussola. Un ago meraviglioso di cui ho imparato ad apprezzare l’efficienza nel puntare a ciò che è davvero per me. Quando va tutto come la mente mi costringe a credere che non dovrebbe andare, io chiedo alle carte. Mi fermo e leggo tarocchi. Magari faccio una meditazione in più. Mi costruisco una candela con la mia essenza preferita. Se l’ansia proprio non passa, c’è sempre il mare, che qui, grande sorte, è vicino. Un bagno nella piscina grande funziona sempre. Al tramonto, con un amico/a che ti aspetta per una birretta al kiosketto ancora meglio…

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