Succede spesso che chi viene per una lettura di tarocchi abbia problemi d’amore. Anche chi non viene per una lettura di tarocchi probabilmente ha problemi d’amore, ma qui ci occupiamo di chi interroga le carte. Lo dico perché penso che la gestione del sentimento e dell’emozione sia uno dei grandi nodi che le persone devono tentare di superare di questi tempi, o in tutti i tempi, insomma, avete capito. Credo sia evidente a tutti. Per esperienza professionale, dico anche che non esiste età, classe sociale, grado di istruzione, origine culturale che ci renda immuni dal fare ai tarocchi le domande che il cuore sembra imporci.

Lui mi ama? (o lei, ovvio, girate il genere se vi piacciono le donne). Ha un altro? Cosa pensa di me? Sono solo di passaggio o sono importante? E via dicendo… Ma la domanda delle domande è, e resterà sempre: lui è l’uomo della mia vita? La risposta più saggia, che mette fine a tutti i dubbi, l’ha data il maestro di tutti noi tarologi, Alejandro Jodorowsky (regista, attore, scrittore e maestro dei tarocchi cileno di nascita e francese di adozione): “Se lo devi chiedere a me, evidentemente, non lo è. Quando arriverà quella persona, non avrai bisogno di chiederlo a nessuno”.

Mi permetto di aggiungere che il concetto “compagni per la vita” risulta un po’ retrò. La cosa buffa è che è anche un concetto relativamente recente. Viene dritto dritto dai romanzi d’amore dell’Ottocento, dal romanticismo storico e per discendenza, dalle favole Disney. Quindi ispirato a narrazioni d’amore, non ad esperienze reali. Che poi nell’Ottocento per forza c’era un amore per la vita. Si moriva presto, se eri donna di parto, se eri uomo, di lavoro o di guerra o di tutte e due. Come facevi ad avere più di un amore? Era già molto se ne trovavi uno. Ti sposavano per scambio, il più delle volte, per inevitabilità, per fame. Così, se leggevi di un grande amore (sempre che tu sapessi leggere), era ovviamente fuori dal tempo, unico. L’argomento andrebbe approfondito, ma non è questa la sede.

Per fortuna ora è diverso. Viviamo più a lungo e moriamo molto meno di parto o di guerra (?), almeno in occidente. Perché allora dovremmo fermarci all’idea di un unico partner per tutta la vita? Non lo escludo, magari capita. Ma possiamo considerare anche che sia necessario ad un certo punto una separazione? Perché cambiamo noi e cambiano anche loro. Cambiano le strade, i desideri, le opportunità, i modi. Perché non tentare di fare un passo avanti, sposando l’dea di un compagno di viaggio per tutto il tempo in cui quel viaggio è condiviso e poi cambiare compagno, nella misura in cui il mio viaggio si presenta differente?

Il tarot, non smetterò mai di dirlo, ci aiuta a leggere il presente per costruire con consapevolezza il futuro che la nostra anima ha in serbo per noi. Al prossimo consulto, chiediamo se siamo pronti per un amore, cosa stiamo imparando dalla nostra relazione, evitando di chiedere quanto durerà. Diamoci alla persona che amiamo facendole sapere che la amiamo adesso e basta. Godiamoci il viaggio senza chiederci quando scenderemo dal treno. Vale per tante cose nella vita. Direi quasi tutte… e per cominciare, quando il tempo di scendere è arrivato, lasciamoci con tenerezza, in serenità e con tempi e modi civili, ringraziandoci per la compagnia, il sostegno, le coccole,  come due persone sane che appartengono solo a se stesse e che sono responsabili delle proprie scelte, semplicemente. E perché no, senza farsi del male, sia psicologico che, sia mai, fisico? Così, per dire…

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