Parlavo con un’amica, proprio l’altro giorno, quando è passata a salvarmi, invitandomi a una specie di finta pausa sigaretta (grazie Paola). L’argomento era quanto sia importante rivedere nel tempo le nostre idee, le nostre convinzioni e quello che hanno prodotto, magari attraverso quello che abbiamo scritto o dipinto o deciso o semplicemente detto, un anno fa, due, o anche dieci (se la memoria ci aiuta).

Credo sia un buon modo per valutare quanto siamo cresciuti, SE siamo cresciuti.  Comunque, se servisse, per cambiare la rotta al nostro navigare, o tenere la direzione del nostro timone. Vale per la scrittura, per le ricette dell’arrosto, per le relazioni d’anima e per le interpretazioni delle steste dei tarocchi. Insomma, vale praticamente per tutto.

La difficoltà è avere una traccia viva da osservare, senza basarsi solo sul ricordo, perché, in quel caso, è impossibile distinguere il ricordo reale dal racconto del ricordo. Per dire: non vale se ripescate le parole che avete usato per lasciare il vostro fidanzato in terza media, considerato che avete sposato suo cugino, orami da 20 anni, e cercate di rivalutarle per usarle paro paro per portarlo al divorzio. Anche fossero utili, non credo possano risultare efficaci. Ma questa è un altro bellissimo argomento per la prossima pausa sigaretta. Cerchiamo di stare coi piedi saldi a terra, tipo Bagatto.

In breve: ho pensato di misurarmi (pesarmi no, mai).

Sono andata a recuperare il lavoro degli ultimi mesi, sia delle Stories di Instagram con le 7 carte dell’Anima, cioè le letture che pubblico ogni mattina da febbraio, sia di 365unannocoitarocchi.com, il mio blog. E mi sono chiesta: quanto di me riconosco ancora in quello che ho scritto nei miei articoli, cambierei le parole o addirittura le idee? Sento ancora “mie” le letture quotidiane? Darei la stessa interpretazione oggi? Oppure no?

In linea di massima direi di si. Le idee le sposo ancora tutte, qualcuna ancora con forza, altre meno. Qualche questione, in questi 7 mesi, è passata in secondo piano, grazie a Dio. Addio vecchie riflessioni, benvenute nuove riflessioni. Sullo stile di scrittura mi leggo migliorata, mi piaccio di più. L’esercizio, la frequenza, ma soprattutto la scadenza obbligata (autoimposta), mi aiuta a non perdermi e, come si dice dalle mie parti, a stare lì col culo. Magari qualche parola la cambierei, le virgole, tante. Lo stile però comincia a piacermi, mi sembra di aver trovato un mio modo, una mia voce. Lo prendo come un complimento a me stessa.Ovviamente potete non essere d’accordo, certo. Mica deve piacervi per forza. Però ho trovato un certo grado di soddisfazione nel fare questa operazione di controllo rotta.

Per le letture del mattino è più complesso capirlo. Nascono e muoiono quel giorno, a quell’ora, in quell’esatta energia. Cambiando un solo fattore, cambierebbero anche loro, inevitabilmente. Ogni giorno, studiando, tentando di scrivere, sperimentando stese coi tarocchi, incontrando persone, imparo, quindi cambio, e loro con me. Certi fondamentali non li discuto più, però. Bello, no? Mi dà una certa sicurezza. In questi giorni ne ho bisogno.

È un bell’esercizio. Lo consiglio vivamente. Potete farlo con tutto e non costa nulla. Vi fa capire dove siete e se quello che avete fatto e che fate ha ancora senso. Come una buona lettura dei Tarocchi. Nel farlo siate onesti, funziona di più per sentire quello che l’anima ci indica. Perché non provate? Poi, se vi va, mi fate sapere com’è andata.

Buon check-up evolutivo!

P.s. dopo la scrittura, mi accingo a verificare se anche il mio modo di realizzare la famosa ricetta di torta di mele di mia nonna sia ancora valido o necessiti di modifiche. Prima torta della stagione, ora che si può avere il coraggio di accendere il forno.

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